VIRGIN FOREST: Don Chisciotte e la Santa Inquisizione.
DON
CHISCIOTTE E LA SANTA INQUISIZIONE
-Libello
semiserio e semifolle che comproverà la buona fede dell’intento-
(Con
un velato augurio ai Compagni di Viaggio e qualche riferimento a un Evil-Manifesto
di prossima pubblicazione)
Sfaccendato ascoltatore, benché sia noto a tutti che niuno, ch’abbia anco un
esilissimo filamento in capo di quella virtute cui i sommi studiosi s’appellano
col nome di ratio, e che da immemore tempo il volgo tiene per buon senso, giammai
risolverebbe d’entrarsi tutto solo nelle rimote terre della Foresta Vergine, ti
sia gradito sapere che se la tua assopita curiosità prender vorrà l’armi contro
la tua inoperosa indolenza, qui troverai mani tese in segno d’aiuto e d’accoglienza:
Perché c’è
il rischio di rimanerci sommersi, nel “sommerso”. C’è da perdersi anche avendo
sottocchio una mappa. Tautologicamente, il sommerso sommerge.
Coloro che
in anni passati ebbero l’ardire d’inoltrarsi nella Foresta Vergine da soli stanno ancora cercando la via
d’uscita; e quei pochi che rimpatriarono, furono costretti, lungo la via del
ritorno, a liberarsi di tutte le pietre preziose che vi trovarono; poiché,
partiti leggeri, si accorsero ben presto che l’ambito bottino era un fardello
talmente pesante da ostacolarne il ritorno. Costoro non avevano la benché
minima idea della quantità di mostruose meraviglie nascoste nella Foresta; e vi
si avventurarono senza mappe e, peggio ancora, senza compagni. Eroi. Che non
smetteremo mai di ringraziare.
Appunti
sparsi per non rincoglionirsi di “mantra millenari”
1. Occorre operare una
trasvalutazione nietzschiana dei valori e delle gerarchie dei valori nella
storia del rock. Per fare ciò, è necessario usare il martello degli dèi sulla testa degli dèi stessi, senza alcun
timore reverenziale, con eroico coraggio e un pizzico di quel folle e
scriteriato slancio impetuoso quasi futurista.
2. Dobbiamo scrivere lo
“ZANG TUMB TUMB” della popular music -
per setacciare la Foresta Vergine non sono sufficienti la competenza del rabdomante
e l’abilità dello speleologo; né basta la poesia dell’eversivo, la prosa del
ribelle.
3. Occorrono nuovi occhi,
nuove orecchie, nuova lingua. Occorre praticare con sistematicità l’eresia.
4. Bisogna trasformarsi in funamboli
della visione, acrobati dell’ascolto, contorsionisti della sintassi. Non si può
scrivere dei Crass utilizzando le
stesse parole che utilizzeremmo per scrivere dei Clash. E non possiamo continuare a farci raccontare che Bruce Springsteen è meglio di Bob Seeger.
Indagare l’ignoto
è affare da alchimisti. Siamo nella fase della nigredo: la dissoluzione
dell’Io, la putrefazione dell’Ego.
(E non
suona terribilmente sarcastico, terribilmente beffardo, tutto ciò, per noi atei rock?)
Il rischio,
altissimo, è la scomunica. Per i casi più estremi e gravi anche la tortura. La Santa
Inquisizione dei monsignori critici mainstream
e dei frati alternativi opporrà
la sua divina supponenza alle nostre ermetiche blasfemie: rimanendo indifferente,
fingerà di non accorgersi dell’esistenza di Nuovi Scrittori Musicali.
Nella
nostra vilissima e meschinissima epoca, gli strumenti di tortura non sono più
la “culla di Giuda”, la cremagliera, lo “spaccaginocchio”, la gogna o la
celeberrima “iron maiden”. Oggigiorno la tortura più grande che si possa
infliggere a un essere umano è l’indifferenza: la colpevole ammissione della
sua non-esistenza.
È per
questo che avventurarsi nella Foresta Vergine per recuperare il sommerso
significa anche lottare contro l’indifferenza,
e contro la supponenza (quella vera, non quella ironicamente e
intenzionalmente tronfia di questo scritto) di chi si autoproclama profeta
laddove di profeti non v’è alcun bisogno.
N.B. Ogni riferimento alle vicende politiche
italiane degli ultimi quattro mesi, in quest’ultimo capoverso, è puramente accidentale.
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